Strafexpedition

Asiago, 50km 2400+
Sull’altopiano non ci sono mai stato, e in settembre i funghi porcini sono la specialità della casa, per non parlare del formaggio Asiago e il nome della competizione, che mi incuriosisce parecchio: Strafexpedition. Quello che infatti a prima vista sembra un intrigante nome risultato di una ricerca di marketing, in realtà è un concentrato di storia.
La parola è Tedesca e significa: spedizione punitiva. Venne utilizzato per sottolineare il “tradimento” dell’ex-alleato Italiano nei confronti dell’Austria Ungheria durante la prima guerra mondiale.libro-straf
Il motivo principale per il quale fu scelto (da generali pasciuti nel calduccio dei propri salotti) l’altopiano di Asiago per questo attacco in forze (che si dimostrò un vero e proprio quanto inutile massacro)  fu esclusivamente tecnico.
Questa e la Val d’Adige erano le uniche valli, servite da ferrovia, che portavano diritte alla pianura Veneta, e che avrebbero permesso all’impero Austriaco e agli amici alleati Tedeschi di tagliare a metà l’esercito italiano e praticamente sancirne la sconfitta.
Posso solo immaginare cosa abbia potuto significare per questi uomini, male equipaggiati e mal nutriti, combattere fino alla morte contro il nemico in un territorio montuoso accidentato di valli scoscese e picchi oltre i 2.000 metri.
Come ho avuto modo di scrivere per la Lavaredo, Lavaredo ultra trail gli eroi sono questi soldati, spinti da un profondo senso della patria e forse anche un pizzico di disperazione, a meritare gli onori ed i titoli sui giornali. Noi corridori, per quanto nella sofferenza per lo sfinimento o la disidratazione, non possiamo che scimiottarne vagamente la disperazione.map15straff

STRAFEXPEDITION: 100 ANNI FA LA GUERRA, OGGI SI CORRE PER LA PACE
Con questo azzeccato slogan l’organizzazione della Sportiva 7 Comuni (dell’Altopiano) chiama a raccolta gli atleti nelle due distinte gare previste:
un percorso veloce ed accessibile di 30km e 1322+ e il più famoso e impegnativo 50km e 2430+
Il prezzo è incredibile, 38 euro per la gara lunga con la possibilità di iscriversi la mattina stessa della partenza.
Personalmente approvo questa flessibile strategia organizzativa, che permette di evitare i limiti da “estrema regolamentazione” tipica di altre più blasonate e conosciute gare. Limiti che poi tolgono il piacere di correre e gareggiare.
Ovviamente flessibilità non significa mancanza di sicurezza o di controlli. Anzi, i posti di soccorso sul percorso serviti da volontari di alpini e servizio di protezione civile sono numerosi e ben equipaggiati, ma come sempre la sicurezza, quella vera, sempre sarà esclusivamente nelle mani di noi corridori.
Chi si lamenta per mancanza di qualcosa lo fa soltanto per non ammettere i propri errori.
Il punto più basso sono i 1000 metri dell’altopiano, quello più alto i 2.293 di Cima XII.
Non so se sia il nome di questa montagna, o l’altitudine, oppure la sua storia ad inquietarmi, ma già la notte nella quale completo l’isrizione sogno di precipitare dalle sue creste in scarponi da montagna ed elmetto.
Per fortuna per questa gara ho la possibilità di sfoderare l’asso nella manica per eccellenza: la mia Fede Amore.
Lei mi accompagna, anche se in realtà dovrei dire lei mi porta, e mi solleva dalla rottura di palle di guidare, prenotare il bed and breakfast, trovarlo, sopportare il traffico, ordinare il caffè all’autogrill…
La notte la passo come d’abitudine quasi insonne perchè ho l’impressione (come sempre) di non essere adatto allo scopo e di non essermi allenato adeguatamente.
Per non tormentare ulteriormente la mia Fede, che si eclissa tra le lenzuola cercando di dormire, accendo la tv.
Evito i programmi di politica, che scatenano reazioni negative e la produzione di ormoni da stress oltre che un vago desiderio di usare un ordigno nucleare su sedi di governo e parlamento, e mi soffermo su un programma tecnico su cause ed effetti del recente terremoto nel Lazio.
Il programma è interessantissimo, ma a notte fonda. Forse lo fanno per chi come me ha una gara la mattina dopo e si sta crogiolando nell’autocommiserazione oppure per i depressi reduci da qualche serata alcolica.
Un po’ per la storia militare della Strafexpedition ed un po’ per questo programma sulle disgrazie altrui, i miei problemi scompaiono d’incanto e lo stress sembra sempre più un capriccio da neonato che stato emotivo alimentato da elementi importanti.
Mi sento un coglione, capita spesso, e mi addormento all’istante.
La mattina presto mi alzo, e seguendo la mia personale e recentemente scoperta teoria alimentare (cioè che la prima colazione è il pasto più importante della giornata), semplicemente non mangio.
Bevo mezzo litro di acqua, faccio la cacca (a quella non rinuncio mai) e mi vesto.
Agguanto una mezza banana (proprio mezza, non intera) e corro verso la partenza situata a poche centinaia di metri.
Per strada incontro giovani che bevono birra in lattine e mangiano patatine nel sacchetto. A questi di sicuro non verrebbe mai in mente di salire la cima XII con un moschetto del 1900 per difendere il praticello di casa o il SUV del papi. O forse si, l’essere umano riesce sempre a stupire.
I primi 3 concorrenti che incontro, su  425 iscritti nelle due gare (196 nella 30km e 229 nella 50km), sono Barbara, Giorgio e Daniele, gli onnipresenti miei amici vicentini, che tra l’altro non sapevo fossero iscritti.
Le coincidenze sono incredibili nella vita, e a questo punto verrebbe voglia di cambiargli nome. Forse è il destino.
Conosco grazie a loro Antonio Grotto (con il pettorale 122 della foto principale), un simpaticone di una umiltà esemplare nonostante possa vantare, nella sua carriera, ad oggi piú di 800 maratone! (Anche se non ne ho la conferma, penso che il numero al quale sicuramente stia puntando è il mille).
Faccio un paio di conti al volo, considerati gli allenamenti, quanti km avrà fatto? Un paio di giri del mondo, andata e ritorno dalla luna…viene in mente il Pathfinder e la missione americana su Marte.
Mi inchino ai suoi piedi, li guardo attentamente: sono come i miei, ma puzzano meno (almeno glielo auguro).
Un alpino nel frattempo suona il silenzio, il momento è toccante.
Mi concentro e mi impongo una regola: qui è assolutamente vietato bestemmiare la montagna e il percorso, anche se sarà duro ed estenuante. Sono infatti convinto che questi luoghi siano sacri, ed offenderne le memorie, anche se indirettamente, sarebbe più blasfemo che urinare in Chiesa durate una messa.
trinceePoi parte la gara.
Lo stimolo della fame, che mi aggredisce sempre alcuni minuti dopo la sveglia, scompare a poco a poco e la glicemia, oltre al mio istinto di sopravvivenza, ringraziano.
Parto leggero (in tutti i sensi) e letteralmente (rispetto ai miei standard, quindi mi biasimino i primi in classifica) volo.
Sono al fianco di Giorgio e Daniele, il ritmo è alto, troppo alto rispetto ai miei standard, ma decido di tenerlo, in fondo sto facendo un test.
Mi aspetto un crollo da fame, un calo glicemico, uno schock…ma niente, continuo e supero le prime pendenze del Monte Katz senza farmi superare come d’abitudine anche dal vecchietto dell’ospizio munito di deambulante.
Mistero, ma forse funziona. La teoria della prima colazione salta all’istante, perchè ne ho qui la conferma.
Esperti di alimentazione: ci siamo capiti dove vi mando…
Ogni mezz’ora mangio un pezzettino di barretta, un sorso di bevanda energetica e arrivo al primo ristoro del km 9 dove faccio il pieno di frutta.
Mi sento veramente bene e oltre alle mie solite crisi di personalità multipla e disagio esistenziale non ho nulla da segnalare, tranne che corro in direzione del monte Forno, il cui nome è tutto un programma.
È mattina presto e ricordi di vecchie (e insane) colazioni giovanili interferiscono con il presente.

Polaroid CUBE
Polaroid CUBE

Utilizzo l’immagine per altri scopi e d’incanto mi sento come un krapfen sulla teglia, pronto per essere cucinato: stanchezza in arrivo, pago il prezzo del ritmo idiota, e rallento poco dopo il km 20 del secondo ristoro di Piazzale Lozze.
Mi attendono Cima Caldiera, l’Ortigara e la già (oniricamente parlando) conosciuta cima XII.
Viaggio leggero, ho tanti sali minerali ma poca acqua, e il bisogno impellente di far pipì che trascuro da alcuni km semplicemente scompare (e non è un bel segno).
Apparentemente guadagni tempo, ed è cosa buona considerato che in una gara come questa, anche il solo fermarsi a espletare “bisogni fisiologici” liquidi puó farti perdere dieci posizioni.
Per evitare il “contrattempo” alcuni se la fanno addosso, altri, dotati di uno strumento di piacere rispettabile, riescono ad estrarlo e a farla strada facendo…
Se parliamo però di “bisogno solido”, cioè la cacca, per farla in una gara con meno di 100km…tanto vale ritirarsi.
Ps se vedete qualcuno in partenza dotarsi di pannolino sapete perchè.
Sulla cima XII si avverano tutte le mie paure, sono a secco di acqua e mi impianto come il classico del mulo alpino, per fortuna senza cannone sul groppone, anche se il mio zaino da ultra, oggi in versione superlight, sembra essere lievitato misteriosamente. Do la colpa all’orsetto che mi porto sempre appresso, che oggi probabilmente è incontinente.
In palese violazione del regolamento chiedo dell’acqua agli addetti al soccorso, che però candidamente mi confessano di averla già data ai primi.
Sono 18 o 19 nella generale, ma il fatto di non essere l’unico in semidesidratazione non aiuta certo a lenire le sofferenze.
Appena iniziata la discesa vedo un paio di turisti, e li eleggo a vittime delle mie suppliche:
mi avvicino con passo da pellegrino penitente ed elemosino un sorso di acqua e una pesca.
In quel momento mi chiama Fede Amore, il segnale va e viene, ma capisco che non riesce a raggiungermi in nessun punto sul percorso.
Il navigatore impazzisce su queste strade sterrate e semisconosciute, e il suo ginocchio non le permette di raggiungermi sui sentieri come d’abitudine, però si sta consolando con un cappuccino in paese, e l’idea mi fa sorridere perchè io pellegrino e lei col cappuccino ci ritroviamo come sempre a condividere qualcosa, questa volta un contesto vagamente ecclesiastico.

Polaroid CUBE
Polaroid CUBE

I turisti intanto mi rimproverano di affrontare la montagna in maniera un po’ troppo minimalista e poi se ne escono, per concludere con l’inevitabile dialetto: “ma quanti km ètto fàto sensa acqua?”.
Scappo via, non ho il coraggio di rispondere, se sapessero la verità mi spingerebbero giù dal crinale e avrebbero anche ragione.
Risupero un concorrente con il quale scambio la posizione da circa due ore.
Questo è tipico nelle gare ultra, dove incontri persone che hanno allenamento e resistenza simili ai tuoi.
In simili frangenti possono nascere sincere amicize, relazioni professionali, adulteri etc
Lo saluto e faccio la classica domanda del trail runner: ma quanto cxxx manca?
La risposta è confusa ma abbastanza elementare: “dovrebbe” essere tutta discesa.
Il condizionale si rileva scelta corretta, perchè manca cima Portule, e anche se la salita non ha nulla in comune con quella tremenda (per me) di cima XII, fatico a proseguire correndo su una specie di falsopiano tra mughi e erbacce.
Essendomi in questi luoghi vietate le bestemmie, mi accontento di offendere la grammatica italiana e tutti i suoi verbi, condizionale in primis.
Poco dopo, per confondermi le idee, guardo le mie gambe (belle gambe femminili non ce ne sono quindi mi accontento) in cerca di zecche, ma non ne trovo.
Questo conferma l’idea che mi sono fatto nella mia vacanza italiana: le uniche zecche in tutto il nord italia vivono dietro casa mia, sul Lago di Garda. Vedi Adotta una zecca
Il Suunto a questo punto si illumina di vita propria, suggerendomi (con un pizzico di cattiveria) che mancano 10 km e 1100 metri di dislivello negativo, faccio quindi due conti che mi confermano la regola che vìola le leggi della fisica:
anche se ritorni alla partenza e i numeri ti dicono che rifai lo stesso percorso, alla fine, sempre e comunque, si ha l’impressione di salire di più e scendere meno.
Concludo che la matematica nella vita quotidiana conta si molto, ma in montagna non vale un tubo.

Polaroid CUBE
Polaroid CUBE

Scendo verso località San Domenico e il laghetto di Lumera, su pista sterrata di saliscendi. Bisognerebbe tenere un buon ritmo, ma ho di nuovo problemi con la grammatica, o la lingua italiana, e queste parole mi suonano sconosciute. Avanzo patetico verso il paese tra gli incitamenti dei turisti della domenica in mocassino e gelato artigianale (beati loro), con il Suunto che non vuole segnare meno di 5 min/km (so che lo fa apposta perchè prima ho cercato di picchiarlo).
Taglio il traguardo in 6h e 40 minuti, 12 nella generale su 229 partecipanti.
A conti fatti non so come ma in discesa, come sempre, ho superato 6 o 7 concorrenti. Qualcuno, nelle posizioni di testa è più giovane di me, ma ci sono anche degli “anziani”, come un certo Meneghel pettorale 280 che è secondo overall e primo di categoria (over 45)…prego loro di non smettere di umiliarmi, perchè rappresentano lo stimolo ideale a non smettere di allenarsi per migliorare.
La mia Fede mi aspetta raggiante filmando gli ultimi metri di corsa. Come sempre l’occasione mi è sgradita, perchè posso valutare quanto goffo ed esteticamente infelice sia il mio stile di corsa. Lei però mi adora, e non nota questi particolari: l’amore è cieco.
Mi bacia ed accoglie con queste testuali parole “amore, sei andato fortissimo” e per me questo vale piu di qualsiasi premio.
Ritiro la borsa del corridore, che diventa quindi anche premio finisher, e la apro con apprensione: un bel pezzo di Asiago fa capolino tra maglietta e campioncino di nocciolata Rigoni. Non so cosa fare, ho bisogno di grassi, carboidrati e omega3 quindi intingo un pezzo di formaggio nella nocciolata e mi esalto…(non me ne vogliano i dietisti, ma funziona).
Vedo Barbara e Daniele, che nella gara corta di 30km hanno vinto (come sempre) qualcosa, lei prima di categoria e lui secondo nella generale, e gli chiedo se con Giorgio abbiano per caso affittato un magazzino o un capannone industriale, altrimenti tutti questi trofei non ho proprio idea dove possano stoccarli.
Cito per concludere (con invidia) gli sponsor della Strafexpedition 2016: Saucony, Caseificio Pennar, Puro Sport, Centro Medico Bios, Cassa Rurale ed Artigiana di Roana, Rigoni di Asiago, Pastificio Sgambaro, Frigo Valentino, Why Sport, Powerbar, Warsteiner, Loison, Zuccato, Unipol Sai e Lissa… ci sono mezze aziende del nord italia, ma considerato il successo di questa manifestazione capisco benissimo il perchè…
Cosa dire se non: Arrivederci al 2017?

battaglialtipiani

Maddalene Sky Marathon

3,71km 321+
si, si, avete letto bene, non mancano degli zero.
Anzi, visto che sono autolesionista userò le lettere invece dei numeri, perchè per leggerlo in questo formato si impiega più tempo.
Tre chilometri e settecento, trecentoventun metri positivi.
Nient’altro. Poi mi sono fermato…
Si, in 3 parole: Ho fatto schifo.
Scrivere però di imprese epiche e risultati da campionato mondiale sono capaci un po’ tutti: l’ego si gonfia, lo spirito si purifica, l’inconscio si esalta…tutte queste cazzate qua. Quando le cose invece vanno male, è tutta un’altra storia.
Si attiva quella ricerca esasperata della scusa, tanto per dimostrare che fare schifo non è una colpa, ma una conseguenza.
La Maddalene Sky Marathon è ovviamente una gara bellissima, molto più lunga e impegnativa della “mia”. Stiamo parlando di un percorso di 42km e 3000+, su creste Seguir leyendo Maddalene Sky Marathon

Comano Ursus Extreme Trail (ultrasky) C.U.E.T.

Se mi avessero chiesto di iscrivermi ad una skyrace avrei risposto picche. Ad una ultra skyrace poi…avrei risposto picche e anche una scoreggia.
Ho fin da sempre guardato con un misto di sospetto e ammirazione a questo tipo di competizioni, e ho anche fin da sempre pensato che farsi una tonnellata di dislivello positivo su creste affilate e col vuoto alle spalle non fosse per me.
Perchè?
Semplice: non ne sono capace.
Finisco nella Ursus extreme trail quindi quasi per sbaglio.
E’ un’edizione zero, e come tale suscita interesse.
E’ a tappe, 120km e 9000+ suddivisi in 2 giorni, e sarebbe la mia prima esperienza del Seguir leyendo Comano Ursus Extreme Trail (ultrasky) C.U.E.T.

Trail della Speranza 35km 1900+

Mi iscrivo a questa gara corta principalmente per due ragioni.
La prima è che sono convinto sia necessario, anche per un diesel come me, “tirare il collo” di tanto in tanto al sistema cardiovascolare con ritmi alti e rapidi.
La seconda è che conosco il Monte Baldo e non correre un trail che si svolge in parte proprio sopra casa mia, quando sono in Italia, sia proprio un peccato.
L’anno scorso fu la mia prima edizione, quest’anno non dovevo far altro quindi che migliorare il mio tempo e godermi il panorama…si fa per dire ovviamente.
Per evitare stress inutili e giri del mondo nel traffico domenicale da bollino nero del Lago di Seguir leyendo Trail della Speranza 35km 1900+

Adotta una zecca

IMG_2913

Appena tornato sul lago, circa un mese fa, mi scontrai con la consueta emergenza ambientale di routine.
Un anno l’orso, l’altro le vipere, quindi le zecche, prima o poi sarà la volta dei corridori nudi nel bosco.
Mentre non mi sento particolarmente turbato dagli animali selvatici, ho un disagio pressochè esistenziale nei confronti dei parassiti.
Li identifico come rappresentanti della classe politica e di conseguenza mi stanno sulle balle, e tutto ciò nonostante io abbia fin dalla tenera età imparato a convivere con la loro presenza.
Mio padre, mio nonno, i miei zii infatti erano candidati alle politiche del paese…no…erano cacciatori, e quindi in casa gironzolavano cani da caccia, capi di selvaggina, zecche, pulci e via dicendo.
Matematicamente parlando, il rapporto era comunque di gran lunga in favore delle ultime categorie sopracitate. Tecnicamente parlando, la formula da me elaborata è:
{zecche.X : selvaggina.pulci} dove X rappresenta l’uomo o il cane…
A quei tempi non si comprava lo shampoo antiparassitario ne il collarino Fido repellente Seguir leyendo Adotta una zecca

Lavaredo ultra trail

Venerdi 24 giugno 2016 ore 21:30
Piove.
Sono disteso nel letto dell’hotel Lavinia a San Vito, al mio fianco Fede legge assorta il suo libro. Il segreto della bambina sulla scogliera, un romanzo, sembra interessante.
L’atmosfera è rilassata, senza figlie rimaste a Padova in buone mani, quelle dei nonni, è da autentici fidanzatini in vacanza d’amore.
La pioggia aumenta di intensità, il vento odora di bosco e muschio bagnato, sulle cime che vedo dalla mia finestra il temporale scatena tuoni e fulmini.
Un quadretto perfetto ma qualcosa stona: le mie gambe sono in alto, appoggiate alla parete. Sulla sedia al mio fianco ai pantaloncini da corsa è attaccato un pettorale.
Quel che dice è inequivocabile: Lavaredo Ultra Trail John Benamati ITA 203.
La mente è preoccupata, come sempre teme di non essere all’altezza della sfida. Questa Seguir leyendo Lavaredo ultra trail

Durona (ultra)trail

Sabato 10 giugno. Durona (ultra)trail.
La parolina ultra è mia, in realtà la gara si chiamerebbe solo Durona Trail.
Nella valle del Chiampo è evidente che 60km e 3100 positivi non sono sufficienti a identificare una gara simile come ultramaratona…
Mi iscrivo all’ultimo secondo, quasi temessi (a ragione) che partecipare in una “piccola” ultra, mezza giornata dopo essere arrivato in italia, e alle porte della grande Lavaredo sia un po’ da megalomane…quasi scemo…
Il punto è che quando a Teneife conobbi alcuni Italiani iscritti alla Blue Trail, fui invitato non solo alla Durona ma anche a casa loro.
Rifiutare una simile proposta era semplicemente fuori discussione.
Chiaramente atterrare all’ora di pranzo in una città (Treviso) per poi raggiungerne un’altra Seguir leyendo Durona (ultra)trail

Minimalismo secondo John. Parte seconda.

L’equilibrio di Heider è una teoria dell’equilibrio psicologico, elaborata nel 1947 dallo psicologo statunitense Fritz Heider. Secondo lui ogni individuo cerca di mantenersi coerente nel corso del tempo, nelle sue decisioni e nel suo pensiero per raggiungere lo status perfetto, quello appunto di equilibrio con se stesso e l’ambiente che lo circonda.
Giusto? boh…
Sbagliato.
Oggi riflettevo su questa teoria, mentre salivo verso Pico Viejo col cuore in gola e il cervello in affanno…per chi non conosce Tenerife sto parlando del vecchio vulcano, quello che si trova accanto al ben più noto e famoso Teide.
Il pico Viejo misura 3100 metri, 600 meno del Teide, ma è più grande e molto più incasinato Seguir leyendo Minimalismo secondo John. Parte seconda.

Trail running, ultratrail, barefoot, minimalism