Transgrancanaria 2017

Il puntino dell’immagine qui sopra sarebbe dovuto essere un po’ più avanti, e la dicitura accanto al nome sarebbe cambiata da retirado a terminado. In spagnolo quest’ultimo termine non ricorda nulla di speciale, ma in Italiano rende bene l’idea: terminado, come lo Schwarzenegger riduceva le vittime nel film Terminator…io terminato lo ero comunque e prima dell’arrivo.
Facciamo un passo indietro…anzi un cento km e 17 ore indietro.
Puerto de Agaete, isola di Gran Canaria, linea di partenza di questa mia terza Transgrancanaria, una ultra, forse la più dura tra quelle su questa distanza per via del terreno logorante e la tecnicità delle discese. Quest’anno le condizioni sono anche peggio del solito: nel nord dell’isola ha piovuto per giorni ed infatti gli organizzatori annunciano fango, umidità molto alta e grande freddo mentre invece come di consueto nel sud dell’isola regna il caldo e il secco.
Tradotto: si correrà di notte nel fango tutti bagnati e si arriverà di giorno, probabilmente disidratati per il caldo.
Niente paura, 900 iscritti e ci sono tutti, nessuno osa farsi scoraggiare.
La rappresentante politica di turno, un attimo prima del count-down e della canzone ufficiale della manifestazione (una canzoncina rap farcita di esagerazioni sui limiti della sofferanza umana dei corridori), si esibisce nel solito discorso decantante le doti da supereroe dei concorrenti…punto di vista che io come sempre non condivido. I veri eroi sono altri, e i veri sofferenti sono i malati o le vittime di soprusi o violenze, non noi ignoranti che scegliamo di soffrire consapevolmente e che possiamo levarci dai piedi premendo semplicemente il pulsante delle emergenze.
Partiamo allegri, ma non troppo, io conosco bene il percorso e comincio subito ad accelerare mettendo alla prova i miglioramenti in salita. In questi ultimi mesi ho infatti avuto la possibilità di correre bene in montagna, nel tentativo di colmare quel gap assurdo che avevo tra salita e discesa.
I primi mille metri di dislivello scivolano bene, forse troppo bene, in poco più di una ora e se avessi il senso delle proporzioni capirei che andare così veloci nella prima ora di una ultra che dura quasi un giorno intero è “forse” un azzardo.
Cip e ciop però tacciono, sembrano felici mentre si gingillano con le loro pigne, noncuranti del mondo che li circonda:
siamo in una ultra? ma no, vai avanti così l’importante è che se incontri da qualche parte Paperino e vuole scacciarci dal giardino devi avvertici.
In sala macchine tutte le spie sono verdi, mai visto una simile efficienza e il livello di esaltazione raggiunge limiti mai sentiti prima.
Supero, in salita, una certa Lisa (Borzani): un mostro delle ultra, un’atleta italiana fortissima che all’arrivo è capace di darmi almeno due ore in una ultra su questa distanza. L’idea che sto spingendo troppo non mi sfiora nemmeno, sono ignorante allo stato puro. Mai stato meglio: è bellissimo.
Il primo obiettivo, nel programma inserito nella cpu da corsa per la Transgrancanaria, era NON farsi male. Al secondo posto migliorare il tempo dell’anno scorso.
Due anni fa, per terminarla a tutti i costi sotto le venti ore, mi infortunai seriamente la banda ilio tibiale e rimasi fermo (completamente) per due mesi.
Fu un incubo, per me e anche per la mia famiglia. Per me zompettare sui monti e correre quando ne ho voglia e dove ne ho voglia è l’aspetto più importante.
Le competizioni, i risultati, sono importanti per il morale, ma non fondamentali per l’equilibrio. Di questi posso fare a meno, ma del correre…Dio salvi chi si vuol mettere tra me e questa attività.
Km 10 primo ristoro, scherzo con amici spagnoli, con altri concorrenti…che goduria mi sento benissimo…vamos vamos campeon…
Iniziano i tratti in discesa, non mollo il ritmo neanche a morire, in fondo questa è la mia specialità giusto?
sbagliato…non ho mai corso così forte in salita e quindi dovrei considerare il carico extra anche in discesa, ma come ho detto prima stanotte sono il re degli Ignoranti, e voglio portare tutte le materie a settembre o farmi bocciare.
La caviglia destra però, che mi sono paurosamente “spiegazzato” un paio di settimane fa, inizia a dar fastidio. Mancano solo un 100 di km mi dico:
cosa vuoi che sia, vedrai che resiste. E vado avanti, sempre a tope (come si dice in spagnolo), a tutta.
Vicino a Tirma, tra i guadi dei torrenti con tanto di corda stile tibetano, un italiano che mi ha raggiunto ad una velocità folle mi rivolge la parola.
Di solito in una ultra si iniziano i discorsi con i vari sconosciuti, con i quali magari si condividono alcuni km, parlando della durezza della prova, oppure che so, dei propri limti. Lui invece se ne esce direttamente con: tu hai fatto la Comano vero?
Bontà divina, mi ha riconosciuto dalla coda ai capelli e dall’orsetto che porto sempre attaccato allo zainetto.
Sono allibito. Confermo, saluto…e lascio passare. Il ragazzo si presenta, ma ovviamente ho come sempre già dimenticato il suo nome, ricordo solo che andava come
un treno!img_1356
Verso il 50 km, in un tratto in discesa tra nebbie degne della Val Padana con fango, rane e coccodrilli scivolo e rimbalzo fuori dal sentiero.
Letteralmente casco tra i fichi d’india e le agavi.
Entrambe queste specie hanno la fastidiosa caratteristica di pungere il malaugurato “ospite” che le infastidisce. Spiegaglielo tu che è colpa di questa cavolo di gara, e che se fosse per te le promuoveresti a specie protetta.
Un attimo dopo sono al buio. Il buff è rimasto impigliato ad una pianta, il frontale cade e si spegne perchè si è aperto il vano batterie e le duracell da 6 euro son finite chissà dove, che fastidio (per i 6 euro…). Hai voglia a pensare al pupazzetto della pubblicità che batteva i tamburi. Ve lo ricordate?
Duracell durerà anche di più, ma se la perdi…
Mi rialzo e controllo i danni, tastandomi. Incredibilmente non ci sono concorrenti nelle vicinanze, nessuno che mi può aiutare, quando andavo più lento in salita c’era sempre qualcuno attaccato al culo che voleva superarmi ed io ero costretto a scoreggiare a nastro per tenerlo lontano…ora mi sento desaparecidos nelle Pampas, e soffro di solitudine in una gara con più di 900 iscritti. Robe da psichiatria di gruppo.
Con la luce dello schermo del cellulare ritorno sul sentiero, ritrovo il buff di Hello Kitty (ma non le pile) e proseguo da non vedente verso il paese a poco più di un km.
Un attimo dopo vedo un altro buff attaccato ad un ramo di spine, è del Maraton de Zegama, una gara famosissima che si corre nei Paesi Baschi, sicuramente lo avrà perso qualcuno più forte di me. Penso cosa fare: lasciarlo al prossimo controllo? tenermelo forgiandomi di una gara che non ho fatto? chiedere un riscatto?
Alla luce dei lampioni stradali inserisco le pile di ricambio nel frontale (che per fortuna funziona ancora) e proseguo, lasciando la risposta ai quesiti sul buff di Zegama a più tardi.fullsizerender6
Ho male ad una costola, la caviglia ha peggiorato, un po’ di spine in mani e piedi e il pantalone salomon completamente stracciato, (questo è l’aspetto che pìù mi preoccupa perchè erano un regalo della mia Fede e sono costosissimi…)
Arrivo a Teror, che a dispetto del nome antipatico è un paesino caratteristico tipico canario, e racconto ai volontari del ristoro le mie avventure. Ridono, rido anch’io, ridiamo tutti..che clima fantastico, sembra di essere in un film comico, possibile che tutto prosegua così bene?
Inizia il tratto verso Tejeda, esposto al vento da nord e verso il quale l’organizzazione aveva espresso preoccupazione. L’ipotermia in montagna arriva in fretta, vedi mio articolo sulla sfortuna/fortunata esperienza  Comano Ursus Extreme Trail (ultrasky) C.U.E.T.
Alla Transgrancanaria però ho portato la giacca North Face da alta montagna e me la metto senza vergogna, protegge anche troppo ed invece di stare al freddo inizio quasi a sudare…cosa possono fare 250 grammi di Goretex è assolutamente incredibile. Se torno alla Comano giuro che la porto, per principio!
Quando ero giovane, e passavo le notti a ciondolare per locali in cerca di avventure, io e un mio amico omonimo avevamo coniato il detto: La notte è lunga ma è cortissima. Infatti sembrava impossibile ma ci ritrovavamo sistematicamente con un pugno di mosche e (all’alba) in un battibaleno.
Ora che sono più maturo e corro le ultra ho cambiato drasticamente visione: la notte è corta…ma è LUNGHISSIMA.
Lentamente quindi si fa giorno e mi ritrovo nell’ultima salita per il Roque Nublo, uno dei punti più emblematici di Gran Canaria.
L’anno scorso, vedi mio articolo Transgrancanaria  arrivai qui semi disintegrato e completamente demoralizzato, quest’anno sono stanco…ma niente di paragonabile.
In questo momento mi chiama Fede Amore, fiera di me, visibilmente commossa per il risultato che sto portando lentamente avanti. Mi conferma che sono quasi un’ora in anticipo sui tempi dell’anno scorso, e al km 80 si fa presto a fare i conti… Un’ora in anticipo?
nel 2016 conclusi in 19h e 40…e se la matematica non mi tradisce…
Questo è stato forse l’unico errore di tutta la gara. L’anno scorso non avevo la caviglia di quest’anno e in discesa riuscii a tenere un ritmo fantastico.
Sono al Pico de La Nieve, da qui in poi è finita la salita, inizia la mia specialità, la parte dove accellero lasciando sciogliere le gambe, recuperando allo stesso tempo energie.
Non accade nulla di tutto questo.
Da bravo alpinista della domenica sono stato bravo a salire la cima del monte, ma ho dimenticato che è al rifugio a valle che puoi rilassarti.
Un sacco di famosi alpinisti hanno ceduto proprio quando ormai l’impresa sembrava realizzata. La storia è piena di episodi che purtroppo confermano questa teoria.
La caviglia ormai lancia segnali ad ogni passo, ed in sala macchine iniziano ad accendersi spie arancioni e rosse.
Cip e ciop si agitano, smettono di baloccarsi con le pigne e iniziano a bisticciare su chi avrebbe per primo dovuto avvertirmi. Stronzi, e io che perdevo tempo nel preoccuparmi di incontrare Paperino.
Penso a Lisa (Borzani) che avrà già due ore di vantaggio sul Re degli Ignoranti (tutto regolare).
Abbasso il ritmo, non basta, devo camminare: è un disastro.
Fine della storia.
Inizio a fare i conti, questa volta quelli veri, sono circa al km 102, ne mancano 24…una eternità su questo terreno, fatto di sassi e pietre maledette.
Lo conosco bene, è la terza volta che lo faccio mi dico (veramente mi rispondono cip e ciop? e saremmo noi gli stronzi?)
Il prossimo ristoro è tra 4 km, una inezia in condizioni normali, ma qui siamo su un altro pianeta, con leggi fisiche differenti.
4 km diventano quattro chilometri e poi quattromila metri o quattro milioni di centimetri che sembrano la stessa materia ma in realtà per capirli devi cambiare facoltà.
La caviglia destra fa sempre più male, e tutta la gamba sinistra, probabilmente per essersi sovraccaricata tentando di compensare l’altra è quasi bloccata.
Per fare un esempio è come cercare di andare dritti guidando una macchina senza una ruota e che ha le altre tutte bucate.
Arrivo tipo zombie al ristoro e non devo nemmeno chiedere assistenza medica, perchè questa arriva direttamente vedendo un concorrente ciondolante… (o è in crisi o è ubriaco, e io sono astemio).
Mi consigliano, quasi impedendomi, di continuare. Il polpaccio sinistro è contratto da paura, sembra un melone, mi fa quasi pena (o schifo) se non fosse mio.
Ho delle fitte intense, tipo elettrostimolatore, alla caviglia destra e una specie di paralisi, tipo ictus, a tutta la gamba sinistra.
Mi chiedono, in inglese, se voglio l’ambulanza…io rispondo in dialetto canario stretto che sarebbe meglio un lettino in spiaggia con ombrellone annesso.
Il medico continua a parlare inglese, forse per darsi un tono o per via del buff U.S.A. che ho in testa o del nome sul dorsale…io insisto con il dialetto locale stretto. Non so se è per il mio stato mentale, o per la loro professionalità ma alla fine il dialogo decade e restiamo tutti in silenzio a guardarci, ed il film che stavo vivendo questa notte da comico diventa muto.
La testa è andata ma il programma inserito in basic gira ancora, meraviglia di noi computer degli anni 70 con processatori a 1 mhz, come quello dei commodore 64.
Al primo posto, tipo comandamento numero uno, trovo: non infortunarsi.
End.
Non ho bisogno di pensarci troppo, le decisioni, quando sono prese in anticipo sono facili da seguire, ed io con disciplina teutonica non faccio eccezione.
Non voglio di nuovo far un errore da alpinista della domenica, questa volta definito stress da obiettivo. Raggiungere a tutti i costi la meta perchè non sai se potrai ritornare un giorno…
Voglio recuperare e tornare a correre, o zompettare come amo chiamarlo io, il prima possibile e quando ne ho voglia. Come dice Marco (Olmo) di gare ce ne sono ancora, e le montagne non scappano.
Porto a casa un buon allenamento e parecchia esperienza. Altre informazioni da mettere nel programma ultra, che aggiornerò in vista della prossima gara.
Nel frattempo:
press play
and tape.

Se qualcuno riconosce il buff di Zegama posso spedirglielo (dietro lauta ricompensa ovviamente).

Photo Transgrancanaria courtesy of Marcos Gonzales Santana, Gran Canaria, Spain

img_6585

Poesia e patetici dintorni

A volte corro ipnotizzato dal terreno, con lo sguardo inchiodato in quell’oblò di cinquanta centimetri di diametro, posizionato esattamente un metro avanti le scarpe.
Il mondo è, a volte per ore, un caleidoscopio di sfumature con una sola zona nitida al centro.
Che sia una Metafora sull’esistenza umana oppure una similitudine con una mosca spiaccicata sul finestrino di un treno, con tanto di paesaggio evanescente sullo sfondo, non mi è ancora chiaro.
Il mio animo poetico opta per la metafora, quello scientifico per il Freccia Rossa delle ferrovie dello stato.
Scontro di personalità durante la corsa, come nella vita di tutti i giorni.
Passano i chilometri, la vista stimola ricordi che a volte giungono alla superficie, a sinistra o a destra del cervello, ma nel mio caso dipende dal credo politico più che dallo scontro tra la razionalità e l’istinto.
Così la visione bucolica vagamente erotica dell’ape su un fiore può diventare puntura, Seguir leyendo Poesia e patetici dintorni

Perchè corro. Parte uno?

Visto che non so quante parti saranno, chiamiamola parte piano.
Perchè corro. Domanda alla quale non posso rispondere immediatamente, per farlo è necessario io faccia alcuni passi indietro.
La volta che però in montagna feci qualche metro all’indietro caddi in un fosso, quindi per evitare complicazioni farò alcuni passi all’indietro, ma nel tempo.
Ho abbandonato il mio blog per circa tre mesi, precisamente dal periodo nel quale è morta mia mamma. In parte per rispetto all’etichetta, che vede nel figlio colpito dalla disgrazia un Seguir leyendo Perchè corro. Parte uno?

¿Porqué corro?

Que titulo sensacional…en realidad es una simple pregunta y yo sigo sin respuestas; entonces porque corro?
Por la misma razon tendria que preguntarme porque vivo, o porque quiero a mi mujer y a mis nenas.
A veces, cuando consigo dormir temprano, me despierto, sobre las cinco de la mañana y miro fuera de la ventana…siempre veo una estrella fugaz caerse hacia el mar. Siempre.
Todas las veces.
Tengo dudas que sean verdaderas estrellas fugazes, sino algo de mi imaginacion o no sè…sueños.
Me quedo horas con esta extraña sensaciòn, acogedora y al mismo tiempo amenazadora: me estoy volviendo loco?
Empezè a ver estrellas en La Martela, cerca de Vilaflor. En El Medano,jamas me habia pasado. Puede ser porque desde Vilaflor se ve el cielo como en una pantalla de 70 pulgadas Seguir leyendo ¿Porqué corro?

Strafexpedition

Asiago, 50km 2400+
Sull’altopiano non ci sono mai stato, e in settembre i funghi porcini sono la specialità della casa, per non parlare del formaggio Asiago e il nome della competizione, che mi incuriosisce parecchio: Strafexpedition. Quello che infatti a prima vista sembra un intrigante nome risultato di una ricerca di marketing, in realtà è un concentrato di storia.
La parola è Tedesca e significa: spedizione punitiva. Venne utilizzato per sottolineare il “tradimento” dell’ex-alleato Italiano nei confronti dell’Austria Ungheria durante la prima guerra mondiale.libro-straf
Il motivo principale per il quale fu scelto (da generali pasciuti nel calduccio dei propri salotti) l’altopiano di Asiago per questo attacco in forze (che si dimostrò un vero e proprio quanto inutile massacro)  fu esclusivamente tecnico.
Questa e la Val d’Adige erano le uniche valli, servite da ferrovia, che portavano diritte alla pianura Veneta, e che avrebbero permesso all’impero Austriaco e agli amici alleati Tedeschi di tagliare a metà l’esercito italiano e praticamente sancirne la sconfitta.
Posso solo immaginare cosa abbia potuto significare per questi Seguir leyendo Strafexpedition

Maddalene Sky Marathon

3,71km 321+
si, si, avete letto bene, non mancano degli zero.
Anzi, visto che sono autolesionista userò le lettere invece dei numeri, perchè per leggerlo in questo formato si impiega più tempo.
Tre chilometri e settecento, trecentoventun metri positivi.
Nient’altro. Poi mi sono fermato…
Si, in 3 parole: Ho fatto schifo.
Scrivere però di imprese epiche e risultati da campionato mondiale sono capaci un po’ tutti: l’ego si gonfia, lo spirito si purifica, l’inconscio si esalta…tutte queste cazzate qua. Quando le cose invece vanno male, è tutta un’altra storia.
Si attiva quella ricerca esasperata della scusa, tanto per dimostrare che fare schifo non è una colpa, ma una conseguenza.
La Maddalene Sky Marathon è ovviamente una gara bellissima, molto più lunga e impegnativa della “mia”. Stiamo parlando di un percorso di 42km e 3000+, su creste Seguir leyendo Maddalene Sky Marathon

Comano Ursus Extreme Trail (ultrasky) C.U.E.T.

Se mi avessero chiesto di iscrivermi ad una skyrace avrei risposto picche. Ad una ultra skyrace poi…avrei risposto picche e anche una scoreggia.
Ho fin da sempre guardato con un misto di sospetto e ammirazione a questo tipo di competizioni, e ho anche fin da sempre pensato che farsi una tonnellata di dislivello positivo su creste affilate e col vuoto alle spalle non fosse per me.
Perchè?
Semplice: non ne sono capace.
Finisco nella Ursus extreme trail quindi quasi per sbaglio.
E’ un’edizione zero, e come tale suscita interesse.
E’ a tappe, 120km e 9000+ suddivisi in 2 giorni, e sarebbe la mia prima esperienza del Seguir leyendo Comano Ursus Extreme Trail (ultrasky) C.U.E.T.

Trail della Speranza 35km 1900+

Mi iscrivo a questa gara corta principalmente per due ragioni.
La prima è che sono convinto sia necessario, anche per un diesel come me, “tirare il collo” di tanto in tanto al sistema cardiovascolare con ritmi alti e rapidi.
La seconda è che conosco il Monte Baldo e non correre un trail che si svolge in parte proprio sopra casa mia, quando sono in Italia, sia proprio un peccato.
L’anno scorso fu la mia prima edizione, quest’anno non dovevo far altro quindi che migliorare il mio tempo e godermi il panorama…si fa per dire ovviamente.
Per evitare stress inutili e giri del mondo nel traffico domenicale da bollino nero del Lago di Seguir leyendo Trail della Speranza 35km 1900+

Adotta una zecca

IMG_2913

Appena tornato sul lago, circa un mese fa, mi scontrai con la consueta emergenza ambientale di routine.
Un anno l’orso, l’altro le vipere, quindi le zecche, prima o poi sarà la volta dei corridori nudi nel bosco.
Mentre non mi sento particolarmente turbato dagli animali selvatici, ho un disagio pressochè esistenziale nei confronti dei parassiti.
Li identifico come rappresentanti della classe politica e di conseguenza mi stanno sulle balle, e tutto ciò nonostante io abbia fin dalla tenera età imparato a convivere con la loro presenza.
Mio padre, mio nonno, i miei zii infatti erano candidati alle politiche del paese…no…erano cacciatori, e quindi in casa gironzolavano cani da caccia, capi di selvaggina, zecche, pulci e via dicendo.
Matematicamente parlando, il rapporto era comunque di gran lunga in favore delle ultime categorie sopracitate. Tecnicamente parlando, la formula da me elaborata è:
{zecche.X : selvaggina.pulci} dove X rappresenta l’uomo o il cane…
A quei tempi non si comprava lo shampoo antiparassitario ne il collarino Fido repellente Seguir leyendo Adotta una zecca

Trail running, ultratrail, barefoot, minimalism