Vigolana (ultra)Trail 2017 – 65km 4000+

La storia della mia iscrizione a questa ultra merita di essere raccontata perché è la conseguenza di una serie di coincidenze bizzarre e imprevedibili.
Tutto ebbe inizio alcuni km e mesi fa, per la precisione al km 106 della Transgrancanaria di fine febbraio. Un momento difficile, come tutti quelli che contraddistinguono un ritiro di un ultramaratoneta, conseguenza di un sovraccarico alla gamba destra poi sfociato nella mitica sindrome della bandelletta iliotibiale.
Non mi dilungherò nell’argomento, tediando il lettore con i soliti approfondimenti tecnico-infortunistico, perchè per quel che mi riguarda penso che questo genere di infortuni siano semplicemente il prezzo da pagare per continuare a correre quindi, ahimè, inevitabili.
Non me ne vogliano quindi i vari fisioterapisti, i maniaci dello squilibrio osteoarticolare o delle solette compensative. Semplicemente credo che correre tanto e tutti i giorni possa avere questo tipo di conseguenze, ma lo accetto, lo risolvo…e soprattutto vado avanti perchè è quello che voglio.
Nelle settimane successive alla Tgc tentai di recuperare, accorciando le uscite ma arricchendole di nuovi stimoli, quindi , breve ed intenso, con pesi, nudo, a testa in giù, con tacco 12 e via dicendo.
Alcuni giorni (mi verrebbe da dire per fortuna) cadevo vittima delle mie epiche crisi ipoglicemiche e rientravo a casa barcollante come un ubriaco. In altri invece per dimenticare la bandelletta mi travestivo da donzelletta che vien dalla campagna…e via di questo passo, magari in rima baciata.
Dopo settimane di allenamenti “regressivi” (ottenuti comunque con professionalità e dedizione) raggiunsi la consapevolezza che “forse” partecipare alla Lavaredo Ultratrail quest’anno non sarebbe stata un’idea così geniale…
Il passaggio scontato successivo fu iscrivermi in coppia alla Cortina Skyrace, e per fare una sorpresa non comunicarlo all’altro partecipante, cioè mia moglie.
Al destino non manca certo il senso dell’ironia, e la nostra quarta bimba (per me la sesta, un primato mondiale altro che record nelle ultramaratone), ha nuovamente sconvolto i miei piani. Correre una skyrace in dolce attesa sarebbe stato forse stimolante e originale, ma chissà cosa ne avrebbero pensato gli organizzatori…
Due settimane prima della Lavaredo e/o della Cortina Skyrace, dipende dai punti di vista, mi ritrovai quindi a decidere se partecipare da solo a qualcosa oppure cambiare completamente programma: un occhio al calendario, piccola riunione di famiglia e la decisione fu praticamente immediata. Vigolana Trail!
Perchè?
L’altopiano della Vigolana è in assoluto un luogo incantevole, racchiuso da valli e montagne molto caratteristiche tra i laghi di Caldonazzo e Levico. Per sentirmi rilassato di solito me ne basta uno, figuriamoci con due… Le mie figlie poi vanno pazze per l’acqua, ma anche per i boschi, quindi in questi luoghi avrebbero incontrato il loro paradiso.
Dal punto di vista turistico ricettivo Levico Terme, il paese dove ho trovato alloggio, non ha nulla da invidiare ad altri nomi più blasonati e famosi, e la gentilezza unita all’ospitalità di queste genti fanno il resto (sono un po’ di parte, nelle mie vene scorre sangue trentìn..), e poi ho un contratto segreto con l’azienda di promozione turistica, io ne parlo bene, loro mi inviano alle Canarie le cassette di mele.

Cronaca di una ultra.
Arriviamo il venerdì, e ancor prima di scaricare i bagagli io sono in paese a mangiarmi un bel pezzo di strudel di mele. Questo dolce lo faceva mia nonna, trentina d.o.c., con le sue mani tutte le domeniche. Era una tradizione rigorosa ma piacevole per noi nipotini. Mio nonno mi insegnò ad apprezzarlo innaffiato di latte, lui invece lo “pocciava” nel vino. Insomma si può dire che son venuto grande a strudel.
Un pezzo lo metto nel sacchetto di plastica che mia moglie porterà al km 35, proprio a metà gara, come integratore…
Questo è il massimo che io riesca ad immaginare come organizzazione e strategia per una ultra, il resto lo invento sul campo e in base alle sensazioni, come sempre.
La partenza è la mattina presto, anzi prestissimo, perchè per essere in grado di correre alle 06 il mio fisico, come minimo, ha bisogno di un paio di ore di warm-up: un’ora per svegliarsi e convincersi di esserlo veramente, trenta minuti buoni per espletare le funzioni corporali, altri quindici per inveire e altrettanti per pregare ed assicurarsi il perdono eterno, (non si sa mai).
Semplificando decido di passare la notte insonne, e visto che sono altruista coinvolgo anche mia moglie e probabilmente i vicini di stanza…
Alle 05 quindi mi alzo e invece del caffè bramo una camomilla: il mio sangue è pieno zeppo di cortisolo e adrenalina e questo rende la percezione della realtà a dir poco alterata.
Il percorso della Vigolana di 65 km e 4000+ meriterebbe rispetto e un minimo di analisi critica, ma io sono in quello stato catatonico tipo post sbornia che impedisce alla logica di funzionare. Arrivo mezzo inebetito alla partenza, circa trenta secondi prima del via, e mi metto semplicemente a correre…
Un gruppetto si stacca quasi immediatamente, per il ritmo tenuto immagino siano gli iscritti alla 15km partiti per sbaglio in mezzo a noi, poi mi rendo conto che sono i candidati alla vittoria. Buonanotte, e questi chi li prende più?
Un concorrente mi precede di poco, riconosco lo zainetto della CUET e attacco a parlare per sviare la mente dal battito cardiaco già troppo rapido per i miei gusti. Si chiama Pasquale dei Comano Mountain Runners ed è alla sua prima ultra. Da “esperto” lo frego immediatamente: gli tolgo il fiato costringendolo a rispondere alle mie domande a raffica…
La prima salita è un simpatico tiro no stop di circa12 km e 1400 positivi che porta direttamente al cornetto di Folgaria. Considerata l’ora e il venticello fresco che soffia dalla valle più che di cornetto ho voglia di un cappuccino caldo!
Inizio la prima discesa seria verso Malga Palazzo, tra cespugli stronzi e sassi dispettosi (dicesi cespuglio stronzo quello provvisto di estremità autocoscienzenti in grado di modificare la propria struttura per afferrare caviglie e tibie del corridore).
Casco quasi subito e la bandelletta iliotibiale si illumina subito d’immenso.
Dietro di me vedo un gruppetto di inseguitori, me li immagino affiatatissimi e cattivi, come se io fossi il loro unico motivo di vita. Cerco di aumentare il ritmo perché al ristoro del km 20 mi hanno confermato che sono nei primi dieci e la situazione mi esalta…
100 metri più avanti, ebbro di successo e vittima della mia stessa ambizione ovviamente mi perdo.
Non so se colpevolizzare le balise della cassa rurale (sponsor della manifestazione) di un colore chiaro quasi trasparente, o il fatto che il mio cervello è abituato a lavorare con le banche, ma in tutt’altro contesto…resta il fatto che ad un bivio tra una strada bianca che scende, un sentiero che si allunga sul piano e una traccia per capre che sale verticale tra i campi e le mucche io scelgo proprio la più difficile.
I fili arancioni a bassa tensione per controllare i bovini e la corrente che scorre dentro di essi mi riportano alla realtà e decido di tornare al ristoro per chiedere lumi. Ne segue una conversazione in dialetto locale, che io padroneggio sempre grazie al mio sangue trentìm e proseguo, questa volta dalla parte giusta (per la cronaca la più facile).
Il caldo inizia a farsi sentire, ma per quello che mi riguarda è quasi un ritorno alle origini. Vivo a Tenerife, in una quasi eterna estate, e sono piuttosto abituato alle alte temperature…o forse sono gli ultimissimi allenamenti della settimana scorsa sull’argine di Padova verso l’ora di pranzo ad avermi reso immune all’afa (della serie me la vado a cercare) . Ad un punto ristoro incontro Ivan (spero di ricordar bene il nome) l’altro atleta dei Comano Mountain Runners. Un atleta fortissimo che aveva un vantaggio inimmaginabile ma che è stato costretto al ritiro per problemi di stomaco. Un po’ lo invidio, tranquillo e seduto coccolato dai volontari. Onestamente lo vedo più in forma di me e tento anche di convincerlo a proseguire, anche perchè sto correndo tutto solo e avrei bisogno di compagnia. Una nuova salitina e mi ritrovo a tu per tu con una turista in cerca di informazioni. Temporeggio e resto sul vago, perché non ho idea di dove mi trovi. Sto correndo, tutto solo, da ore, e se non fosse per i cartellini Vigolana e le pubblicità della cassa rurale potrei credere di essere in un’altra regione o per quel che ne so, fuori dall’europa. Mi guarda sconcertata, forse il suo stereotipo di ultratrailer in gara è diverso da quello che si ritrova davanti…Riesco comunque a ritornare a Vigolo Vattaro, per il passaggio di metà gara. john benamati vigolana trail 65km 2017Questo è il momento più difficile, perché il ritiro è troppo facile (sembra un gioco di parole): La mente, o che so i neuroni a specchio, anche solo quelle due sinapsi che funzionano nelle ultra si ricollegano immediatamente al luogo conosciuto e le immagini della doccia calda, delle comode sedie a sdraio, della piscina rinfrescante e dei cocktail del bar irrompono prepotenti rischiando di vanificare tutta la buona volontà del mondo. Fede amore però mi aspetta raggiante al punto ristoro e ficcandomi in mano un trancio di pizza e lo strudel di mele mi ricorda che sono settimo, chissà sesto, forse quinto. L’unica certezza è che avanzo in classifica senza superare nessuno…quindi come si dice: vivo sulle disgrazie altrui (i ritiri). Mi allontano esibendo una finta scioltezza, tanto per non fare brutta figura, e inizio a pregare: la salita che mi permetterá di mantenere questa fantastica (per me) posizione in classifica mi sta aspettando. Da 800 metri di quota fino ai 1700 e rotti del Monte Cimirlo, che con la sua doppia cima rappresenta probabilmente l’ultimo ostacolo di questa ultra. Il dislivello di 900 metri positivi di per se non fa molta paura, ma farli con 50km nelle gambe, a volte, può fare una certa differenza…Mentre arranco nell’ultima salita, per passare il tempo mi arrovello con giochini matematici e algebra elementare. Nella vita normale convertire i minuti al km in orario stimato di arrivo è piuttosto semplice, ma quando sei cotto anche il famoso 2 + 2 si trasforma in un mistero che ricorda l’enigma di Fermat. Per fortuna mi chiama Fede Amore, che con tatto mi ricorda che dovrei muovermi se voglio vedere la partenza di Sofia, la nostra figlia di 6 anni, iscritta al minitrail.
L’entusiasmo unito ad un vago senso di colpa mi permette di accellerare in discesa, sopportando anche i miei dolori da reparto geriatrico. Taglio il traguardo accompagnato proprio da mia figlia in 9 ore e 11 minuti. Sono quarto ad una settimana dai primi tre.
Lei poco dopo si spara i 4,9 km e 200+ del minitrail in 43 minuti…tanto per eclissare la mia prestazione e farmi sentire giustamente un vecchio bacucco. Beata gioventù.
Cosa dire alla fine di questa Vigolana 2017 memorial Raffaela Bailoni? Voto dieci agli instancabili volontari, il cui lavoro secondo me è sempre troppo lasciato nell’ombra e ovviamente voto dieci al percorso, che meriterebbe di essere fatto in condizioni “non competitive” per poter essere apprezzato come meriterebbe (io avrò alzato gli occhi per godermi il panorama forse tre volte in nove ore…)
Voto dieci anche all’idea di dedicare questa manifestazione a Raffaela Bailoni, una fortissima atleta locale scomparsa nel 2014 in circostanze sfortunate proprio tra queste montagne. Il fratello Claudio, che con la sorella condivide sicuramente i geni, è terzo classificato proprio davanti a me nella gara lunga. Una fantastica prestazione che merita tutto il mio rispetto.
Arrivederci all’edizione 2018!

Foto courtesy Marika Martinelli

I’gnoranti

I miei nonni vivevano nell’Ignoranza. Quella con la I grande. Erano i’gnoranti.
In cuor mio sono certo che non li sto affatto offendendo: il loro era uno status esistenziale.
La vita, o meglio l’attività, iniziava la mattina presto, all’alba, e terminava la sera tardi, al tramonto.
In mezzo vi era tempo per tutto il resto: riposo, un po’ di piacere. Tutto e tutti dipendevano dal sole e i suoi cicli.
Le notizie viaggiavano su bocca, magari via radio, quella del vicino o dell’unico bar del paese, chissà.
Era un’esistenza semplice, che definirei essenziale ma non sterile.
I miei nonni di conseguenza avevano priorità elementari, seguivano il proprio istinto e non si arrovellavano con inutili dibattiti.
Si coricavano prestissimo, subito dopo cena, e in trenta secondi dormivano.
Con la papalina in testa, la vestaglia a righe marroni e il pisciatoio sotto il letto.
Nel 2017 una simile esistenza sarebbe curiosamente analizzata, forse vietata.
Stamattina, mentre correvo, invece delle canzonette nel mio mp3 ascoltavo Marco Olmo:
le sue considerazioni sulla tecnologia e l’eccesso di informazioni sono molto profonde ed attuali.
Considerata la sua età la cosa non è poi così scontata.
E’ il mio idolo: un veterano, molto veterano, ed è un umile, molto umile.
Lui si autodefinisce un perdente. Io mi permetto di aggiungere modello: un perdente modello. Da imitare.
Quando lo ascolto, e me lo immagino, smonto completamente il mio ego e lo riposiziono sulla linea di partenza nella gara della vita: cioè sotto le scarpe.
Torno a casa, in famiglia, le mie donne mi aspettano come sempre: chi gioiosa, chi arrabbiata, chi annoiata, insomma vittime delle loro tipiche manifestazioni
così squisitamente infantili.
Beate loro: istintive ed Ignoranti, con la I grande, come i miei nonni.
Uno sguardo all’Ipad, mentre faccio colazione, e vengo invaso dalle notizie.
I mercati finanziari sono per fortuna chiusi nel week end, ma la madre dell’ignorante sembra essere sempre gravida: va di moda Trump, anzi va di moda criticare Trump.
Pensavo che un presidente di Stato meritasse un po’ di rispetto, forse mi sbaglio, il mondo è magari cambiato e se è villipendio insultare quello Italiano, anche
per strada e sottovoce, è consentito per quello americano, e pure ai quattro venti.
Un articolo recitava, a grandi linee: il declino degli usa per colpa di Donald Trump. Nessun dato a confutare l’ipotesi, nessun riferimento tecnico, niente.
Solo il titolo, da idioti, ma forse è quello che conta perchè da recenti statistiche sembra sia l’unico ad essere letto.
Per mancanza di tempo o eccesso di informazione la gente non approfondisce, si documenta in maniera approssimativa, anche su argomenti importanti o
addirittura esistenziali. Un copia incolla, il social fa il resto e le notizie, anzi i titoli delle stesse già travisate si propagano come un virus.
Forse è per questo che un omeopata diventa più importante di cinquant’anni di ricerche scientifiche sui vaccini, oppure che Trump è la causa della pessima
prestazione dei titoli bancari italiani… Personalmente: ne ho piene le palle.
Sfioro per sbaglio l’icona bianco e azzurra di Facebook, ed è come aprire un vaso di pandora:
Abbiamo amici in comune atleti, pseudo atleti, quasi atleti o per niente atleti ma che si credono di esserlo.
Ho ancora le parole cantilenate con la voce caratteristica di Marco Olmo nelle orecchie e questa accozzaglia di puttanate stride tremendamente.
Profili di allenamento, mappe di Strava, e poi record, personal best, vertical best e best the best.
Sembra di assistere agli oscar per la miglior interpretazione di Rambo, in una fanatica rincorsa all’apparenza, che troppo spesso in questo caso inganna.
Ai tempi di Marco Olmo o anche Bruno Brunod, chi si allenava per far gare di corsa veniva quasi emarginato, altro che pubblicità, questa gente usciva di casa
al buio, per la vergogna. Se fosse ancora così, mi chiedo, quanti lo farebbero?
Pur riconoscendo l’importanza della motivazione mi chiedo come la gente, per motivarsi, possa arrivare anche a prostituirsi.
Come nel ciclo del motore a scoppio la motivazione dovrebbe essere la scintilla, non il carburante, o l’aria, o tutto il resto della formula e del meccanismo.
Per questo motivo ho quasi paura a pubblicare articoli sul blog. A dire il vero non so più nemmeno perchè lo faccio.
Forse è un semplice esercizio di stile, per non perdere l’uso della lingua italiana, ora che vivo all’estero.
Oppure anch’io ho bisogno di prostituirmi.
10 bocca…25 ammorre.
Quando iniziai a correre (e anche se il passato remoto rende questo momento decisamente troppo lontano nel tempo stiamo parlando solo di quattro anni fa) cascai
anch’io in questa frebbe mediatico-atletica. Era il periodo del runtastic, una applicazione ormai scomparsa dai social ma che sembrava il motivo di vita di parecchi.
L’aspetto più inquietante era la possibilità di interazione in tempo reale da parte di altri utenti, che con i loro like avrebbero dovuto “stimolare” l’atleta
durante la sua performance. Alcuni like venivano direttamente dal ladro appostato in auto, mentre i colleghi svaligiavano tranquilli l’appartamento del proprietario
corridore. Ma questo è un altro discorso…
Poi venne Strava.
E come recitano le Sante Scritture fu come quando venne l’angelo del Signore e si sedette sotto il terebinto d’Ofra, che apparteneva a Ioas, abiezerita;
Il mondo perse i suoi riferimenti, e tutto assunse sfumature grottesche.
Ma di questo parlerò un altro giorno, ora devo controllare su pc il mio allenamento, editarlo con un programma di hacking modificando distanza e ritmo per poi
caricarlo sul mio profilo falso di Strava e far incazzare tutti i miei seguaci…

Transgrancanaria 2017

Il puntino dell’immagine qui sopra sarebbe dovuto essere un po’ più avanti, e la dicitura accanto al nome sarebbe cambiata da retirado a terminado. In spagnolo quest’ultimo termine non ricorda nulla di speciale, ma in Italiano rende bene l’idea: terminado, come lo Schwarzenegger riduceva le vittime nel film Terminator…io terminato lo ero comunque e prima dell’arrivo.
Facciamo un passo indietro…anzi un cento km e 17 ore indietro.
Puerto de Agaete, isola di Gran Canaria, linea di partenza di questa mia terza Transgrancanaria, una ultra, forse la più dura tra quelle su questa distanza per via del Seguir leyendo Transgrancanaria 2017

Poesia e patetici dintorni

A volte corro ipnotizzato dal terreno, con lo sguardo inchiodato in quell’oblò di cinquanta centimetri di diametro, posizionato esattamente un metro avanti le scarpe.
Il mondo è, a volte per ore, un caleidoscopio di sfumature con una sola zona nitida al centro.
Che sia una Metafora sull’esistenza umana oppure una similitudine con una mosca spiaccicata sul finestrino di un treno, con tanto di paesaggio evanescente sullo sfondo, non mi è ancora chiaro.
Il mio animo poetico opta per la metafora, quello scientifico per il Freccia Rossa delle ferrovie dello stato.
Scontro di personalità durante la corsa, come nella vita di tutti i giorni.
Passano i chilometri, la vista stimola ricordi che a volte giungono alla superficie, a sinistra o a destra del cervello, ma nel mio caso dipende dal credo politico più che dallo scontro tra la razionalità e l’istinto.
Così la visione bucolica vagamente erotica dell’ape su un fiore può diventare puntura, Seguir leyendo Poesia e patetici dintorni

Perchè corro. Parte uno?

Visto che non so quante parti saranno, chiamiamola parte piano.
Perchè corro. Domanda alla quale non posso rispondere immediatamente, per farlo è necessario io faccia alcuni passi indietro.
La volta che però in montagna feci qualche metro all’indietro caddi in un fosso, quindi per evitare complicazioni farò alcuni passi all’indietro, ma nel tempo.
Ho abbandonato il mio blog per circa tre mesi, precisamente dal periodo nel quale è morta mia mamma. In parte per rispetto all’etichetta, che vede nel figlio colpito dalla disgrazia un Seguir leyendo Perchè corro. Parte uno?

¿Porqué corro?

Que titulo sensacional…en realidad es una simple pregunta y yo sigo sin respuestas; entonces porque corro?
Por la misma razon tendria que preguntarme porque vivo, o porque quiero a mi mujer y a mis nenas.
A veces, cuando consigo dormir temprano, me despierto, sobre las cinco de la mañana y miro fuera de la ventana…siempre veo una estrella fugaz caerse hacia el mar. Siempre.
Todas las veces.
Tengo dudas que sean verdaderas estrellas fugazes, sino algo de mi imaginacion o no sè…sueños.
Me quedo horas con esta extraña sensaciòn, acogedora y al mismo tiempo amenazadora: me estoy volviendo loco?
Empezè a ver estrellas en La Martela, cerca de Vilaflor. En El Medano,jamas me habia pasado. Puede ser porque desde Vilaflor se ve el cielo como en una pantalla de 70 pulgadas Seguir leyendo ¿Porqué corro?

Strafexpedition

Asiago, 50km 2400+
Sull’altopiano non ci sono mai stato, e in settembre i funghi porcini sono la specialità della casa, per non parlare del formaggio Asiago e il nome della competizione, che mi incuriosisce parecchio: Strafexpedition. Quello che infatti a prima vista sembra un intrigante nome risultato di una ricerca di marketing, in realtà è un concentrato di storia.
La parola è Tedesca e significa: spedizione punitiva. Venne utilizzato per sottolineare il “tradimento” dell’ex-alleato Italiano nei confronti dell’Austria Ungheria durante la prima guerra mondiale.libro-straf
Il motivo principale per il quale fu scelto (da generali pasciuti nel calduccio dei propri salotti) l’altopiano di Asiago per questo attacco in forze (che si dimostrò un vero e proprio quanto inutile massacro)  fu esclusivamente tecnico.
Questa e la Val d’Adige erano le uniche valli, servite da ferrovia, che portavano diritte alla pianura Veneta, e che avrebbero permesso all’impero Austriaco e agli amici alleati Tedeschi di tagliare a metà l’esercito italiano e praticamente sancirne la sconfitta.
Posso solo immaginare cosa abbia potuto significare per questi Seguir leyendo Strafexpedition

Maddalene Sky Marathon

3,71km 321+
si, si, avete letto bene, non mancano degli zero.
Anzi, visto che sono autolesionista userò le lettere invece dei numeri, perchè per leggerlo in questo formato si impiega più tempo.
Tre chilometri e settecento, trecentoventun metri positivi.
Nient’altro. Poi mi sono fermato…
Si, in 3 parole: Ho fatto schifo.
Scrivere però di imprese epiche e risultati da campionato mondiale sono capaci un po’ tutti: l’ego si gonfia, lo spirito si purifica, l’inconscio si esalta…tutte queste cazzate qua. Quando le cose invece vanno male, è tutta un’altra storia.
Si attiva quella ricerca esasperata della scusa, tanto per dimostrare che fare schifo non è una colpa, ma una conseguenza.
La Maddalene Sky Marathon è ovviamente una gara bellissima, molto più lunga e impegnativa della “mia”. Stiamo parlando di un percorso di 42km e 3000+, su creste Seguir leyendo Maddalene Sky Marathon

Comano Ursus Extreme Trail (ultrasky) C.U.E.T.

Se mi avessero chiesto di iscrivermi ad una skyrace avrei risposto picche. Ad una ultra skyrace poi…avrei risposto picche e anche una scoreggia.
Ho fin da sempre guardato con un misto di sospetto e ammirazione a questo tipo di competizioni, e ho anche fin da sempre pensato che farsi una tonnellata di dislivello positivo su creste affilate e col vuoto alle spalle non fosse per me.
Perchè?
Semplice: non ne sono capace.
Finisco nella Ursus extreme trail quindi quasi per sbaglio.
E’ un’edizione zero, e come tale suscita interesse.
E’ a tappe, 120km e 9000+ suddivisi in 2 giorni, e sarebbe la mia prima esperienza del Seguir leyendo Comano Ursus Extreme Trail (ultrasky) C.U.E.T.

Trail running, ultratrail, barefoot, minimalism