Troi degli Sciamani (Fregona trail fest)

Sarà per il nome, sarà perchè il mio programma di allenamento lo prevede, sarà perchè le iscrizioni sono ancora aperte…ma non partecipare al Troi degli sciamani una settimana dopo la Olympus Mythical Trail è fuori discussione.
Andiamo per gradi, in questo caso tanti gradi…come quelli del Fernet Branca, che in occasioni come questa aiuta non poco.
Partiamo quindi dal programma di allenamento CDC.
Non credo si trovi su internet, tantomeno sui libri, forse in qualche manualetto dell’ex germania est chissà.
Dicesi programma CdC, o Cazzo di Cane, il carico di lavoro senza senso, teoria e logica alcuna.
Nient’altro.

troi degli sciamani john benamati pregara
Affascinante nella sua semplicità il CdC rappresenta probabilmente in pochi concetti il mio modo di correre la montagna (e magari anche di vivere): sto bene (vado), sto meno bene (vado, ma un po’ più lento), sto male mi fermo a riposare (perchè faccio schifo). Scienza allo stato puro quindi.
Ricordo che quando iniziai a correre un mio amico fisioterapista mi redarguì sui miei tempi di recupero bizzarri. Lui, da ex triatleta, consigliava uno stop di 6 mesi dopo ogni ultra, infatti ora che sono arrivato a farne due in una settimana non risponde nemmeno più alle mie telefonate.

sciamani

Sono le 22:30, mollato dalla mia consorte nella piazza del campanile di Fregona, che mezza addormentata e ancora provata dal viaggio in Grecia non voleva far altro che andarsene a nanna (gestire quattro pupe delle quali una neonata può essere a volte stressante).
La partenza della gara è prevista per le 23:00, guardo in su verso le montagne e il temporale che imperversa da un po’ e mi rendo conto che non ho la più pallida idea di come andrà a finire. Il casino meteorologico è nella mia testa oltre che sulle cime.
Un tizio mi si avvicina e mi chiede in quanto tempo penso di terminare. Rifletto  giungo alla conclusione che sia sempre estremamente commovente incontrare uno sconosciuto con le sue domande misteriose: ricorda i tempi dell’istituto tecnico e la prof di fisica…

Partiamo, per fortuna il ritmo è umano, mi accodo ad un gruppetto verso la ventesima posizione e smetto di pensare. Uno dei pilastri del programma CdC è questo: lasciare i ragionamenti a casa, disattivare i ricordi, anestetizzare la ragione.
Quanto intelligente questa strategia possa essere non so, però a volte funziona. Altre invece è un fallimento totale, completo, da non far più nascere altre idee…tipo l’erba dopo il passaggio di Attila per capirci.
Saliamo la prima lunga rampa verso i 1300 e circa 10km di gara sotto una pioggerellina fantastica, oserei definire ristoratrice. Ho la giacca stormshell dell’Inov e anche una maglia termica nello zaino, infatti per non aver sorprese sono andato oltre il materiale obbligatorio, e questo per un minimalista fanatico come me è quasi il colmo ma non indosso nulla. Mi pavoneggio nell’arroganza di essere sopravvissuto al monte Olimpo…per ora mi va di culo.
La salita scorre relativamente veloce e mi illude (come sempre): sono stato così efficente nell’aver disattivato la mente che anche il senso delle proporzioni ne risulta affettato.

Antico-Troi-degli-Sciamani

I miei due neuroni da corsa, cip e ciop, litigano nel frattempo su chi o cosa debba fare qualcosa per fermarmi. Attacco di panico? Claustrofobia? Invasione di ultracorpi? Qualcosa sicuramente succederà basta avere pazienza, e in una ultra la pazienza è la virtù di tutti, non solo dei forti o di chi ha tempo libero.
Intanto tra discese tecniche in single track nei boschetti (con una sola caduta) e un po’ di pista veloce e correvole arrivo al ristoro del km 22 in Valmenera. Un quarto di gara.
Penso sempre sia un errore ragionare in termini matematici, quando ancora manca un sacco alla fine di una ultra, ma mi viene quasi spontaneo, anzi, direi che la mia mente ad un certo punto si converte autonomamente in un diabolico navigatore di ultima generazione, capace solo di vomitare dati, proiezioni, stime, medie…numeri che poi si dimostrano scentificamente errati ovviamente.
Credo si tratti di uno degli effetti collaterali dell’allenamento CdC, ma non riuscire a trovare il pulsante off e doversi fare tredici ore di gara in compagnia del pilota automatico dell’aereo più pazzo del mondo può risultare frustrante.
I passaggi nella foresta incantata degli Sciamani si trasformano in tentativi goffi di guado perchè il fango arriva a volte alle caviglie e io che non uso le calze obbligo i miei piedi a dei trattamenti di bellezza (ovviamente inclusi nel prezzo dell’iscrizione). Ringrazio l’organizzazione per questo riguardo particolare alla cura estetica degli iscritti.

troi degli sciamani john benamati
courtesy fregona trail fest

Seconda “salitina” e mi vedo superato dalla prima donna, Elisabetta Mazzocco, un demonio a quattro ruote motrici che restando in tema motociclistico mi toglie la vernice dallo zaino. La lascio andare, tanto io sono ormai rassegnato a vivere in una famiglia di sole donne, e ne riconosco la superiorità, (di conseguenza so perdere con onore). L’episodio mi rammenta le mie figliole, che ora stanno dormendo il sonno dei giusti dopo aver corso il minitrail della Fregona trail fest. Una manifestazione fantastica che avrebbe solo bisogno di un briefing pre gara, ma non per i bambini: per quei sciroppati di genitori!
Questo pomeriggio infatti ho assistito a scene deliranti, tipo madre (fuoriforma) sgridare bambino stanco seduto sul sasso a metà percorso perchè: “arrivi ultimo, vergognati!”. Mah…

Altro ristoro, fornitissimo come gli altri di ogni ben di Dio, sono in semi crisi permanente, zuccheri semplici o complessi? il volontario mi offre un panino con la soppressa: zio treno sono vegetariano cosa faccio? fingo sia seitan e mando giù il boccone succulento ricco di grassi a lenta assimilazione? Stendo un velo di mistero sulla decisione finale…
Rifugio Semenza, km43, metà gara e punto più alto raggiunto. L’allenamento CdC continua anche a 2000 metri, il mio altimetro personale me lo segnala all’istante, e da buon pilota automatico mi tempesta con i suoi too high, too high…
Ok fuori i flap e scendiamo di quota prima di andare in stallo.
La “discesetta” (dopo la “salitinia” mi piace chiamarla così) è dolce e invitante, le gambe funzionano a meraviglia e io con passo leggiadro riesco a scivolare a valle con leggerezza e facilità in un contesto bucolico.
Tutte balle.
I km si fanno eterni, ogni sasso litiga con le mie caviglie e le radici delle piante acquistano vita propria e sembrano sempre di più quelle del film La Casa. Come se non bastasse, all’improvviso si materializza un tizio dietro di me, che lentamente si avvicina spietato, so che è un concorrente ma cerco di convincermi che in realtà sia un fantasma. Molto meglio.

60, 70km e inizia l’ultima difficoltà oggettiva del percorso, una salita che faccio seguendo da vicino due cavalieri. Giuro, non sto delirando, due tizi su due cavalli.
I quadrupedi ne sanno qualcosa in più di me sulla montagna, e il loro incedere sicuro e regolare non ha nulla a che vedere col mio. Sembro una lumaca ubriaca, e infatti vedo la mia velocità verticale calare tragicamente.
Il fantasma intanto si avvicina minacciosamente e assume sembianze vagamente umane, di corridore che sta per superarti per esempio, era meglio un morto vivente…
Smarrisco la fiducia nell’allenamento CdC e mi abbandono all’ennesima, definitiva crisi glicemica, e mentre il tizio mi supera io elemosino quattro caramelle alla menta da un gruppetto di turisti stupefatti:
“Da endò è che te si partìo? Fregona??? ma quando? Aaaaaaahhhh (scetticismo)”.

troi degli sciamani john benamati
courtesy fregona trail fest

In questo preciso momento accade quello che amo di questo sport e che altri atleti in altre discipline non possono capire: nel pieno dell’agonismo e della competitività, in caso di bisogno noi ci fermiamo per aiutare. Anche se stiamo lottando nelle posizioni di (quasi) testa. Punto e basta.
Lo spettro, che sia chiama Paolo Alessandrini, si ferma, torna indietro e mi regala due gel.
In questo momento, passi lo che passi, decido che il traguardo lo taglieremo insieme.
Nell’ultimo posto di ristoro ci mescoliamo ai concorrenti delle gare più corte, che con tatto ci lasciano il passo (non capisco mai se per rispetto o pietà).
L’ultima discesa vede me e Paolo appaiati fino al traguardo, come se questi ultimi km suggellassero una collaborazione iniziata molto prima, magari già in partenza 13 ore fa. Misteri del trail running.

arrivo troi degli sciamani john benamati
Chiudiamo la gara in 12:57:31 in nona posizione.
L’allenamento CdC per oggi ha (quasi) funzionato…
Ivan Geronazzo, produttore di prosecco locale, vince con più di due ore di vantaggio in 10:49! il fatto che abbia dieci anni più di me e sia uno degli atleti d’elite iscritti alla utmb è motivo di stimolo e rispetto assoluto. Personalmente non ho parole…ma una quasi certezza: che sia il caso di smettere di essere astemi per buttarsi sull’integrazione con prosecco?

troi degli sciamani john benamati e paolo alessandrini

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Olympus Mythical Trail

Monte Olimpo, Grecia, anno zero.
Questo amo pensare, nonostante il mio abbigliamento e le barrette energetiche arricchite con vitamine e magnesio dicano altro. D’altro canto è in queste terre che è nato il concetto di ultramaratona, all’epoca nel quale gli emeredromi, i “postini” a piedi scalzi, erano gli unici mezzi di comunicazione tra le città stato greche.
Il più famoso? Filippide chiaramente. Sua l’impresa di correre da Atene a Sparta per chiedere aiuto all’esercito alleato nella guerra contro i persiani, di ritornare ad Atene per poi recarsi a Maratona, combattere una battaglia, vincerla e tornare per morire di sfinimento di nuovo ad Atene…tradotto in numeri saranno 500km in una settimana (e con una guerra di mezzo).

A noi, concorrenti di questa Olymphus Mythical Trail, spetta qualcosa di più umano, e decisamente più accessibile. Un anello di 100km e 6400+, dai 281 metri sul livello del mare passando per i 2911 della vetta del Monte Olimpo. Quello del cartone animato Hercules per intenderci…
Come mi capita sempre, quando mi iscrivo ad una gara per la prima volta, non mi informo nè consulto altri partecipanti. Mi presento “ignorante” e mi affido ai Santi, in questo caso agli Dei.
E’ per questo che soltanto il giorno prima della gara, quando finalmente il maltempo abbandona la penisola Greca e la vetta dell’Olimpo mi si presenta in tutta la sua magnificienza, ho la netta impressione di essermi cacciato in un grosso guaio. Intendiamoci: qualunque ultramaratona di 100 km ha i suoi aspetti inquietanti, ma spesso sono le difficoltà tecniche o la tipologia del terreno a fare la differenza. Un paio di km a 2800 metri di altitudine tra burroni e strapiombi possono richiedere tempi di percorrenza eterni.OMT_profile-1000I numeri, spesso, ingannano.

Per questo racconto lascierò parlare le immagini, che iniziano alle 17:00 di sabato nella località di Aigiannis (non lo trovate sulle cartine), a pochi km da Litochoro (base della manifestazione e punto di ritrovo per tutti i trekker e gli alpinisti che vogliono salire al cospetto di Zeus).
Non siamo in molti, 139 atleti (finiremo in 89) tra i quali ci sono nomi di spicco come il francese Antoine Guillon, oltre ai locali atleti greci “emerodromi” moderni.
Il ritmo è tranquillo nei primi km, anche perchè ci si infila subito nel bosco per salire tutto d’un fiato fino ai 2120 di Livadaki. È chiaro fin da subito che sarà una gara lenta, con pochi tratti di corsa “tradizionale” e tanta, tanta salita e ovviamente discesa tecnica, insomma come dicono i romani moderni “da pippa ar culo”, gli antichi romani avrebbero invece usato parole più poetiche in latino.

olympus mythical trail john benamati start

Scollino con agilità ma in cresta ho un assaggio delle condizioni estreme, passiamo infatti dal caldo umido tipico della Grecia (l’appicicaticcio per intenderci) a un vento gelido che scende dalle creste che letteralmente ti congela il sudore addosso.
Mi inquieto, non è ancora notte e già ho capito cosa mi aspetta. Freddo in alta quota, e questo come si dice in spagnolo, pinta mal (ha una brutta cera).

olympus mythical trail single track john benamati c

La discesa per tornare verso Litochoro è molto tecnica, scivolosa (per la pioggia torrenziale dei giorni scorsi) e impegnativa. Cado un paio di volte, e a 45 anni suonati sono cose che non fanno bene, come le botte.
Seguire il percorso ufficiale si dimostra inoltre più difficile del previsto perchè i segnali tipo “bandiera del giappone” sono posizionati a volte sugli alberi, altre sui sassi e fino all’ultimo istante quasi invisibili.

olympus mythical trail john benamati day race signal
Questa volta però, memore del disastro da punto di vista della navigazione nella Skygrancanaria ultra 72k 2018 mi sono organizzato caricando il tracciato gpx nell’orologio (funzione a me fino ad oggi sconosciuta) e viaggio sereno come un turista inglese sulla statale del Garda nella convinzione che sia impossibile perdersi nelle stradine dei paeselli lacustri (e anche tra i boschi stregati di Biancaneve).
Chiaramente correre una ultra con fini vagamente competitivi non lascia tutto questo tempo a disposizione per attività accessorie come filmare, far foto artistiche, trovare i migliori scorci paesaggistici: le foto che ne ricavo sono di bassa qualità, esteticamente pietose e riescono a malapena a rendere l’idea…

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Tra ponticelli di legno, casette abbandonate, fiumi quest’oggi in piena il tempo scorre (quasi) veloce e mi ritrovo beato tra le mie donne al ristoro del km 32 che è già notte fatta. La testa di un ultrarunner in questi frangenti si riempie di quesiti “primari” tipo siamo solo a un terzo, già a un terzo o semplicemente a un terzo di gara?

Da qui parte una specie di verticale fino ai 2900 e passa del monte Olimpo. Intendo proprio dire che si sale e basta, a volte con l’impressione per sempre. Gli antichi credevano che la vetta fosse abitata dagli dei perchè, passatemi il termine, vacca boia non erano così imbecilli da andarci. Punto. E chi li biasima?

olympus mythical trail john benamati night race signals

Le bandiere di segnalazione del percorso dette anche del Sol Levante intanto, complice la notte, la stanchezza e un vago senso di rincoglionimento si fanno sempre più strane e bizzarre. Cambiano colore, forma. Quando assumono le sembianze de cartelli segnaletici della A4 Milano Venezia capisco che sono nei guai.
Anzi, capisco che mi sono perso e inizo a seguire il navigatore…e la legge di Murphi.
Km 50, altitudine 2000 metri, esco da un casino di bosco e trovo due tracce gps, una va a sinistra per 30 metri dove c’è una specie di collinetta e poi torna indietro passando alla mia destra.
Si tratta chiaramente di un errore, penso, e riparto in salita come un imbecille.
In realtà, dietro alla collinetta a forma di tetta (non so perchè ma ricordo nitidamente questo particolare), si trovava il ristoro di Petrostrouga (sembra il nome di un goulag russo ma in quel momento rappresentava la salvezza), che io quindi manco clamorosamente.
Mi accorgo dell’errore un’ora dopo, quando ormai la matematica diventa come dev’essere una certezza: se sulla mappa segnano al km 50 e 2000 di altitudine un ristoro e io sono a 52 km e 2400 di altitudine qualcosa non torna. Anzi, l’unica certezza è che sei scemo e nella cacca fino al collo.

Senza acqua, senza cibo, schiaffeggiato da un vento insidioso e con la necessità di vestirsi in fretta…di certo non il posto migliore dove farlo, manca solo che mi scappi la cacca.
Come il turista inglese di prima, che guida seguendo il navigatore sulla statate del Garda mi resta solo una opzione: chiamare il soccorso Aci, cioè la mia Fede Amore.
Il pensiero che siano le due e mezza della notte e che stia gestendo quattro bambine delle quali una bebè non mi sfiora nemmeno…
Amor, mi squalificano! Buuuuuu giù a piangere.
E lei…ma cosa dici yaaaaaaaaahnnnn (sbadiglio), avrai fatto 30 metri in meno, ti sembra possibile che ti squalifichino? Vedrai che capiranno, sono cose che succedono, e poi hai la registrazione del tuo gps come prova. Yaaaaaaahnnnnn (altro sbadiglio).
No, No ti giuro torno indietro, mi squalificano che senso ha? Buuuuuuuuuuu
E dove vai? Uuuuuueeeeeeeehhhhh (vagito di neonata).
Già…non so nemmeno dove sono. Tecnicamente si, ho le coordinate e tutto il resto, ma effettivamente per quel che ne so potrei essere su Marte. Magari mi perdo in discesa e finisco a concimare le piante greche.
Tu Tu Tu Tu Tu
Cade la linea, non c’è campo…ok proseguo.

Arrivo, non so come, con temperature sotto zero e un vento vigliacco (normalissimo in alta montagna, ma quando sei pirla ti viene automaticamente da identificare gli elementi atmosferci come se fossero in combutta contro di te) al rifugio Oropedio a 2650 metri di quota.
Entro, mi sdraio su una sedia (non lo faccio quasi mai in competizione), e…faccio il piagnone.
In inglese ovviamente (il greco non lo parlo) mi esce benissimo, e come risposta inaspettata ricevo solidarietà. Gli addetti chiamano subito il race director, tutto sistemato, sembra addirittura si sentano in colpa per non aver messo una freccia che indicasse il punto di ristoro dietro la collinetta (quella a forma di tetta) e aver costretto quel mafioso di italiano (così mi chiamano scherzando) a farsi tutta una tirata notturna di circa 10 km e 1700 positivi.
Mangio due tazze di brodo con non ricordo più cosa (sono vegetariano ma quasi sicuramente era fatto di carne) e riparto rinfrancato, nel fisico e nello spirito.
Ho perso un bordello di tempo tra pianti di autocommiserazione e altre miserie che mi vergogno di riportare ma sono ancora in gioco. Mi aspetta soltanto la traversata, ardua e pericolosa, e la salita finale al cospetto di Zeus. Beh, e ovviamente un 40 km in discesa…

Avanzo, mi fermo, non vedo ne bandiere giapponesi, ne altri segnali ufficiali o ufficiosi (quelli tipici in montagna: ometti di pietra, fazzolettini, stronzi etc)
Il navigatore non mi aiuta per niente. Torno indietro, riprovo, sembra ci sia da scalare…no dai impossibile, qui ci vuole Walter Bonatti il mio eroe scalatore, che ci faccio io?
Arrivano due lucette da dietro e come improvvisate fate turchine si materializzano due concorrenti, uno sloveno e un americano. Di solito in gara mi agito, cerco di non farmi superare, accellero il ritmo e rendo il sorpasso difficile…qui no.
How are you?
I’m fuck*** scared!
Ok, just follow me and…ah…don’t look…left…
Ok….

olympus mythical trail john benamati snowolympus mythical trail john benamati snow crossing

Non sono un alpinista, tantomeno uno scalatore e attraversare colate di ghiaccio su strapiombi di mille metri non rientra certo nel bagaglio delle mie conoscenze. Pensavo di essere un corridore…

olympus mythical trail john benamati view peakolimpo peak john benamati olympus mythical trail

olympus mythical trail john benamati peak

Lascio parlare le immagini, io guardo il minimo necessario e solo in terra.
Poco a poco arriva l’alba, non so se è un bene o un male visto che la vista ora può spaziare fino al fondovalle…sono montagne mi dico, è ovvio che puoi cadere e restarci secco. inoltre ho la consapevolezza che quel tale, come si chiamava? Newton…aveva le idee molto chiare nel spiegare la forza di gravità…

olympus mythical trail john benamati peak of mountolympus mythical trail john benamati peak of mount olympus

L’alba si mescola con il trono di Zeus, ma io mi sento poco Ercole e molto Paolo Villaggio quando in Superfantozzi fu mandato ad annunciare il risultato della battaglia di Maratona.
Ho solo una cosa in mente: tornare giù tra i comuni mortali.

olimpo peak check point john benamati olympus mythical trail

Le ginocchia fanno male a causa del freddo notturno (vesto un paio di short veramente short e come mia abitudine non porto le calze) e posso solo confidare nel sole greco per tornare a riscaldare la mia anima congelata. Chiaramente, per restare in tema religioso, è una via crucis. Chi fa gare in montagna può capire: è come avere i tendini induriti, anzi, quasi li senti muovere come fili di ferro arrugginiti con vari creeeek e craaaak di tanto in tanto.
Quanto sia salutare tutto questo proprio non lo so.

olympus mythical trail john benamati

olympus mythical trail john benamati down hill

Il sole fa ampiamente il suo dovere, anzi, verso il km 80 eccede come un buon politico nell’esercizio delle sue funzioni e iniza a cuocermi a fuoco lento.
Ad un osservatore esterno gli ultimi 20 km possono sembrare il coronamento di un sogno, l’ultimo tratto spensierato dell’impresa ormai compiuta. Invece, lo giuro, io penso sempre che potrei cadere vittima di un colpo di calore, ictus, infarto, morso di vipera, paralisi a 150 metri dall’arrivo. Tutte le volte. A tutte le gare. Il problema è che conosco un sacco di gente alla quale è successo!

olympus mythical trail john benamati c

Poca pista per correre, zero asfalto, solo sentierini aridi tra erba alta e sassi che ricordano in tutto e per tutto le nostre prealpi. Per fortuna qui non ci sono zecche…
5 km, poi 4, 3 e mi chiama Fede Amore, le bimbe son quasi stufe di aspettarmi: ma quanto ci metti a fare questi ultimi km? Stai bene? Ti sei perso ancora???
Che tà cagà.

olympus mythical trail john benamati b
L’arrivo è in salita…30 metri, forse meno, ma quasi non riesco a correre. Sono esausto.
19 ore e 19 minuti, 9 overall passando caldo, freddo, di nuovo caldo.
Mi sembra di essere uno di quei piatti esotici che per essere consumati devono passare per elaborate tecniche di preparazione…forno, un colpo nel freezer, un po’ di ghiaccio, bagnomaria, altro colpetto nel microonde.
Da come puzzo non credo proprio di essere così appetibile, ma la mia Fede Amore mi abbraccia e mi bacia felice…forse nemmeno questa volta divorziamo.

olympus mythical trail john benamati finish (2)

Tenerife BlueTrail ultra 2018

Porqué? Me pregunta inocentemente mi hija Sofia.
Porqué que cielo?
Porqué haces otra ultra papi, no te agobias?
y si una niña de 7 años empieza a razonar, porque yo no consigo hacerlo?
Bonita pregunta…casi filosófica.
A todo el mundo le digo que llevo meses apuntado, como se esta motivación fuese una buena motivación. Conozco a gente que se inscribe, paga y recoge el bolso del corredor y casi nunca corre…bluetrail 2018 john y felix guanche
Es verdad que me apunté el año pasado en los primeros días, y que la inscripción me salió super barata. Pero eso tendría que ser una excusa para NO hacer la blue…
Entrenado estoy, queda claro, después de una Transvulcania 2018  y el medio maratón del Ravelo en meno de un mes, pero no se puede subir El Teide sin entrenar El Teide, eso también queda claro, y ahí arriba no he entrenado nunca.
Yo, desde cuando he empezado a correr el trail running, siempre he tenido un problema con la altura. Me acuerdo en 2015 que ya por encima de los 1500mt empezaba a marearme y notarme medio raro. Los compañeros me tomaban el pelo, diciéndome que todo estaba en mi cabeza, pero la realidad era diferente y muy “fisiológica”.
En cuanto bajaba las síntomas mejoraban…explicámelos amigos…
Aquel año deje la Lavaredo en el km 96 por esto…me encontraba cansado, mareado, borracho y sin tomar cerveza. Ahorro un montón de dinero, es verdad, mis amigos se Seguir leyendo Tenerife BlueTrail ultra 2018

Media del Ravelo

Acabo de quitarme el dorsal Transvulcania 2018 que ya tengo otro, esta vez de una media trail rapidita en el Sauzal, justo una semana después. Se trata de una carrera organizada del club Zanata trail y que tiene uno de los recorridos mas bonitos que nunca he visto. La hice hace un par de años y me entró en el corazón. No se si por la niebla, o los colores del bosque pero parece de correr en Escocia. Solo faltan espectros y guerreros célticos.
Bueno uno esta, yo voy en blanco…como un fantasma.
Intento salir despacio, con los km de la Transvulcania en las piernas no se lo que quiero aquí, pero se por cierto lo que no quiero: lesionarme.
Pero voy lento y en los primeros km me adelanta todo el mundo, se nota que tengo el programa ultra instalado. Mejor habría sido apuntarse al canicross de 8km (como perro claramente).
21 km parecen no ser nada comparados a 74, en realidad son casi dos deportes diferentes. Efectivamente a veces me lo he pasado fatal en una media, como la ultima tremenda que hice en Santiago del Teide, aqui el enlace: Lo qué no te mata engorda…verdad? que en otras carreras largas.
Seguir leyendo Media del Ravelo

Transvulcania 2018

Transvulcania, por la cuarta vez…(y pensar que después de mi primera participación en 2014 habia jurado a todo el mundo que nunca más habría vuelto en La Palma para sufrir tanto…esto lo dice todo…)
Pero saben amigos, en la vida pasa de todo: yo no quiero casarme! Y lo haces dos veces; yo no quiero hijos! Y acabas con seis; Me gusta la playa y el mar! Y vives en Vilaflor el municipio mas alto de España; Yo no puedo correr mas de 10minutos! Y vives esperando a la próxima ultra de 100km… cosas asi.
Esta vez ha sido para mi la edicion da record. Mejor tiempo en la prueba, 10h09m a pesar de los años que pasan (46) y de los km de esta carrera 74 que para un motivo o el otro son cada vez más (un avituallamiento más cerca del pico de la nieve, un poco de asfalto en Fuencaliente) entonces resulta dficil comparar esta edicion con las de los años pasados, pero hay que contentarse…
Al final, de toda forma, el record que mas me interesa es lo de las 24 horas: salida de Tenerife con Binter a las 20:30 el viernes por la noche para alquilar un coche familiar con Pluscar donde quedarse a dormir un par de horas en Los Llanos de Aridane, luego hacer la carrera en 10 horas para tener el tiempo de regresar en Tenerife con el vuelo de Seguir leyendo Transvulcania 2018

Lo qué no te mata engorda…verdad?

Si todo fuera cuestión de vida o muerte he terminado la semana con buen resultado: estoy vivo.

Tenía planeado hacer un par de carreras rápidas, así para recuperarme de la ultra Skygrancanaria ultra 72k 2018 quizás preparar otra…en realidad nunca sé lo que pasa con mis entrenamientos porqué no tengo un plan hecho, voy por “sensaciones” , hago un montón de errores pero me la paso genial. Masoquista.

El martes, día de los trabajadores, me “tocó” el Asomadero, una 14 km que es todo un programa: vertical, un poco de pista y luego down-hill. Todo lo que uno necesita para destrozarse las piernas puedes encontrarlo ahì : subida a cuatro patas y lengua fuera, cambio de ritmo, velocidad.

Salgo bien, quizás demasiado rapido (como siempre en condiciones de estrés competitivo) y luego con 500+ voy por encima, muy por encima, de mi umbral. Resultado? los qué me adelantan me miran como si fuera un anciano escapado del Seguir leyendo Lo qué no te mata engorda…verdad?

Skygrancanaria ultra 72k 2018

El nombre es todo un proyecto, como no apuntarse á la primera ultra sky en canarias?

El sky running es un deporte mas antiguo de lo qué parece, nació en Italia bajo la supervisión de campeones como Marino Giacometti y Bruno Brunod en los años 90.

img_2378Un puñado de locos, mitad corredores y mitad alpinistas, intentaban batir récords subiendo y bajando montañas difíciles…no habían cuestiones raras…el recorrido era lo que era y pasaba por donde pasaba. Punto.

El Monte Rosa con salida desde el pueblo y llegada arriba a 4554 metros de altura o el Monte Cervino, o La Marmolada eran carreras clásicas (y también únicas).

Esos atletas o skyrunners, eran más cabrás que corredores de montaña, no sabían casi nada de alimentación y en los raros avituallamientos que organizaban para ellos Seguir leyendo Skygrancanaria ultra 72k 2018

Strava. Pensavo fosse un dolcificante…

Oggi corricchiavo tra i monti di Vilaflor, uno di quegli allenamenti (come li chiamano i triatleti) o passeggiate (come li chiamerebbe Bruno Brunod) pre-ultramaratona tipici miei: senza aver ben chiaro cosa fare e per quanto…se serva, non serva, se scarichi o carichi ulteriormente…ma chi se ne frega ho voglia di correre…

Un po’ di velocità, un po’ di salita, metà tecnico, metà in pista…niente di specifico se non il semplice divertimento, nella nebbia e l’umido dei 2000 metri canari. Mi fermo a pisciare, si si, non è elegante come verbo ma è proprio quello che si fa in montagna. Urinare non rende l’idea, ricorda troppo i bagni di marmo e le tavolette d’ebano in candide atmosfere profumate fine ottocento. Pisciare invece è fantastico. L’immagine del corridore da montagna fermo sotto una pianta con le mani fredde e il pisello piccolo (effetto del freddo, non malformazione genetica tipica della categoria sia chiaro) che si piscia di conseguenza su pantaloni e scarpe…semplice poesia.

Dicevo, mi fermo a pisciare e mi guardo attorno beato, facendo due calcoli (correre aiuta a far quadrare i bilanci e ottimizzare gli investimenti, lo consiglio a tutti quelli che hanno problemi contabili, politici al primo posto): Una pisciatina ruba un paio di preziosi minuti (all’allenamento)…dipende dall’intensità e potenza del getto chiaramente e anche dal numero di scrollate che siete abituati a darvi…attenzione che se poi le scrollate sono più di cinque il gesto degenera in masturbazione, ma questo è un altro discorso. Un paio di minuti persi dicevo, ma in gara specialmente se ultramaratona e non siete di quei fanatici che se la fanno addosso capita, magari anche più volte nella stessa gara. Inconvenienti del mestiere bisognerebbe dire, e fino al giorno che qualche professionista Seguir leyendo Strava. Pensavo fosse un dolcificante…

Vilaflor trail fuentealta 40km

Al final conseguí terminar una carrera, la primera desde cuando he empezado a correr con los Correcaminos de Tenerife…uuuuuh y por suerte tenía las gafas puestas porqué corrì el último km emocionado y con lágrimas…qué tonto dirá alguien, y lo comprendo, sólo estamos hablando de un deporte, de un hobby, pero para nosotros corredores qué más?

Un punto de equilibrio quizás, qué nos permite seguir por delante mirando al futuro con optimismo porque, por cierto, días tras días llegarán otros problemas y habrá qué solucionarlos…

john benamati trail fuentealta vilaflor maraton 2018También esta mañana, así como la semana pasada, era un voy no voy, voy no voy, el mantra mío personal, pero un poquito meno insistente. Là voz interior tenía menos poder, quizás estaba cansada, o todavía dormida.

Salir para no terminar otra carrera no sé que habría significado para mi…pero acabar Seguir leyendo Vilaflor trail fuentealta 40km

Trail Guía de Isora…y otros asuntos inútiles…

Voy no voy, voy no voy, voy no voy.

Como siempre, estas son las tres palabras mágicas que te llenan los días antes de una carrera que tu sabes perfectamente…no poder hacer.
Pero somos humanos, o humanos tontos (en mi caso), y siempre tenemos respuestas rápidas y sencillas sobre preguntas complicadas:
El universo es infinito? Y los números también? Y si los dos son infinitos porque mi vecino sigue tocándome los huevos aparcando en mi sitio?
Cosas así.

Hace unos días estaba entrenando muy bien la Transgrancanaria (muy bien…por lo que puede entrenar un padre de familia con unas cuantas nenas pequeñas y un poco de trabajo digo) cuando de repente caigo en la “Trampa”.
¿Pero que sería la “Trampa” del deportista (o del viejo que se cree de ser un deportista)?
La gripe, claro.
Y no una gripe cualquiera. Hablo del virus perfecto, el cabron mutante que vive en los sótanos de los colegios, como el fantasma de la película caza fantasmas, enfermando a Seguir leyendo Trail Guía de Isora…y otros asuntos inútiles…

Trail running, ultratrail, barefoot, minimalism